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Cosa vedere


Dopo una giornata rilassante ad Oasi Basciana potrai godere di un vastissimo patrimonio culturale, pianifica la tua escursione alla scoperta di antichi borghi situati a pochi km. dall'agriturismo.
Alcuni dei borghi da potere visitare

Nicosia, di antichissima origine, conosciuta come ( Engio, Erbita e Imacara ), “città di San Nicolò”, probabilmente fondata dai bizzantini prima dell’anno mille. Insignita del titolo di “Civitas Costantissima” da Federico II. “Città Demaniale” fin dal XII secolo, la città dei numerosi feudi e di vasto patrimonio architettonico ed artistico. Dall’800, grazie ai numerosi e meravigliosi palazzi gentilizi, Nicosia viene riconosciuta anche come “città dei 24 Baroni”.

A Nicosia è possibile visitare ed apprezzare il vasto patrimonio artistico, le numerosissime chiese con le opere d’arte in esse contenute e i numerosi siti rupestri.

Nel vecchio quartiere di Santa Maria Maggiore (ai piedi dei resti dell’antico Castello normanno, divenuto nel 1065 fortezza del conte Ruggero), non potete rinunciare alla visita della meravigliosa Basilica di Santa Maria Maggiore e della chiesa di San Vincenzo Ferreri.
La Basilica al suo interno presenta numerose opere, tra le più conosciute la monumentale Cona marmorea di A. Gagini del 1511, posta dietro l’altare maggiore; il Crocifisso del Padre della Misericordia (1600) e il magnifico trono di Carlo V, sedia in legno su cui sedette il sovrano durante la sua permanenza a nicosia nel 1535. La chiesa di San Vincenzo Ferreri del 1600; all’interno si presentano affreschi, statue e importanti dipinti; sull’affresco centrale della volta si raffigura la gloria di San Vincenzo, opera del pregiatissimo Guglielmo Borremans fiamengo P.A 1717.

Nella piazza centrale della città, la piazza G. Garibaldi, troverete la maestosa Cattedrale, dedicata a San Nicolò di Bari, in stile gotico, del XIV secolo. Il suo interno presenta tre bellissime navate, con volte settecentesche affrescate con scene bibliche; la volta centrale nasconde uno dei gioielli più preziosi dell’arte medievale siciliana: Il Tetto Ligneo a capriate, a vista poggiate su mensole. Probabilmente un’opera del 1435-1490, interamente dipinto, rappresenta soggetti ed elementi di carattere sacro e profano, sicuramente scene ed elementi che ai tempi non furono ritenuti consoni alla erigenda cattedrale di San Nicolò (1830) pertanto furono semplicemente chiusi dall’attuale volta. E la sua Torre Campanaria (alta 40 m) uno dei più importanti monumenti dell’architettura arbo-normanna.

Tra le numerose antiche chiese: San Calogero, SS. Salvatore, San Michele, San Francesco, il Convento dei frati Capuccini, San Biagio ecc.

E’ interessante percorrere le strette vie abbellite da scorci suggestivi e raggiungere i punti più alti dei quattro colli e far correre lo sguardo sui caldi coppi dei tetti, sfiorare le vetuste torri campanarie e volare sul vasto e rilassante panorama intorno per assaporare emozioni antiche.

Il soffitto ligneo dipinto

Il Soffitto Ligneo dipinto della cattedrale di Nicosia, inserito nel periodo artistico siciliano a cavallo fra i sec. XIV e XV, rimane l’unico esempio in Italia di tetto a capriate dipinto: esso non è visibile perché coperto da una volta a botte lunettata costruita agli inizi del secolo XIX.
Il tetto ha una struttura a carena con capriate in vista poggianti su mensole alveolate, ed è diviso in dodici campate, ognuna delle quali è formata da un sistema di capriate a forma di trapezio; lo spazio inquadrato in ognuna delle due travi maggiori è diviso in quadrati intervallati da piccole travi che li dividono a loro volta in dodici formelle; al centro delle due travi maggiori si trovano delle assi larghe cm.42, dove sono raffigurati dei Santi o qualche scena sacra.

Su tutta la superfice si stende una decorazione a tempera dai colori che vanno dal rosso intenso al bleu, dal giallo aurato al nero, dal bianco al verde cupo. Le raffigurazioni sacre sono in minoranza rispetto a quelle profane: fra quelle identificabili, sono enumerati la Cacciata dei Progenitori dal Paradiso e una Incoronazione della Vergine (attualmente staccata e conservata in Aula Capitolare); fra i vari santi,  S. Alberto Magno, SS. Cosimo e Damiano, S. Sebastiano, S. Damiano e  S. Agostino (manca un S. Girolamo che è stato staccato e si trova attualmente nella sagrestia del Duomo).

Fra i soggetti a carattere profano, si evidenziano animali selvatici, inflorescenze, figure virili, dame e fanciulli, grotteschi, droleries, scene di  caccia e scene di vita quotidiana.

Non mancano raffigurati, infine, alcuni stemmi nobiliari, come quello dei Ventimiglia e dei Marchisio.

Una peculiarità presente nel tetto è costituito dalle ventiquattro lettere dell`alfabeto che riempiono le formelle quadrate dell`undicesima campata; ciascuna di esse, a caratteri gotici maiuscoli, è inscritta in un cerchio ed è ornata all`interno da frastagliati elementi vegetali.

Secondo mons. Crispino Valenziano (membro del Pontificio Consiglio per i Beni Culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione di Archeologia sacra), il ciclo pittorico del tetto ha come tema conduttore la storia della Salvezza, contenuta idealmente fra la Cacciata dei Progenitori dal Paradiso e l’Incoronazione della Vergine; anche il ventiquattresimo segno, posto tra la Y e la Z delle lettere dell’alfabeto gotico, rappresenta la stilizzazione del “Tow paleoebraico” ovvero la “Tau greca” che, nel Cristianesimo, rappresenta appunto il segno della “Salvezza”; le fasi lunari, raffigurate sopra l’alfabeto gotico, alludono al calcolo della data in cui celebrare la Pasqua. (tratto da https://www.ecomuseonicosia.it/itinerari_dett.php?itin=276&tip=1)

Nissoria. La storia di Nissoria è legata a due diverse zone del suo territorio: il soleggiato altipiano, posto al centro di verdi vallate, che è occupato dall’attuale centro abitato, e la contrada oggi denominata Torre che fin dal VI secolo ospitò l’antica Nysura], colonia fondata da immigrati di stirpe orientale che vi introdussero il culto per San Gregorio, Patriarca degli Armeni, rimasto venerato protettore di Nissoria fino al 28 aprile 1855.

La presenza di notevoli resti di fortificazione (XIII secolo) e il ritrovamento (1953) di splendidi reperti di oreficeria bizantina (VI – VII secolo) descritti negli Atti dell’Accademia dei Lincei confermano l’importanza raggiunta dal sito. Il Qalat Musarìah sottomesso dagli Arabi quasi certamente nell’861, fu successivamente assegnato al Vescovo di Troina dal Gran Conte Ruggero, per passare poi, nel 1095-1096, alla giurisdizione del Vescovo di Messina ed essere, quindi, retto dai Basiliani che, ancora nel 1309, provvedevano alla riscossione delle decime sul casale Nysura, erroneamente indicato con il nome di “Nagaria”. Con Federico II (1194 – 1250) che, probabilmente, nel corso delle rivalità con la Santa Sede, pur lasciando alla Chiesa il diritto di riscossione delle decime, assegnò il governo del territorio alla nobiltà laica isolana, ebbe inizio la cronologia ufficiale dei Casati ai quali fu concesso il possesso e con esso i privilegi sui 24 feudi dell’omonima “Nobile Baronia” e sul casale Nysura, il cui nome si trasformerà lentamente in Nissoria.
La cronologia inizia con Virgilio De Catania, ritenuto l’artefice degli ultimi rimaneggiamenti apportati alla fortificazione della Contrada Torre, seguirono successivamente i De Sano, i De Marchisio, i Ventimiglia, per finire con i Moncada che, nell’intento di favorire la colonizzazione e il conseguente sfruttamento di vaste aree incolte presenti nel versante orientale della Baronia, nell’anno 1746, ad opera di Francesco Rodrigo Moncada Ventimiglia Aragona, Principe di Paternò, diedero inizio alla fondazione dell’odierna Nissoria «…Permettersi la fabbrica delle case proporzionate per la sua abitazione e de’ suoi familiari e di tutta la gente, che dovea, e potea coltivare, ed arbitriare quel fondo…» e la costruzione del fondaco «…per alloggiamento de’ passeggieri…».

Monumenti e luoghi d’interesse
Il più importante monumento di Nissoria è sicuramente la chiesa madre dedicata al padrono della città, San Giuseppe.
Da visitare inoltre il Museo etno-antropologico articolato sulla cultura contadina e in particolare sul ciclo del grano e sul ciclo dell’olio.
Da visitare inoltre le zone limitrofe al centro abitato, dove ancora esistono ruderi, prova ne è l’antica Torre nell’omonima contrada.

Sperlinga. Situata tra i monti Nebrodi e le Madonie, nel cuore della Sicilia centrale, a 47 chilometri da Enna. Già definita “una regale dimora rupestre” scavata in una gigantesca mole d’arenaria, etimologicamente Sperlinga deriva dal greco e significa “Spelonca”, grotta. Il territorio comunale è caratterizzato da numerose grotte scavate nella roccia arenaria.

Sperlinga è attestata come castrum (e quindi borgo dotato di strutture castellane) già in un documento del 1239. La storia di Sperlinga si identifica con la storia delle famiglie che hanno posseduto il castello e i feudi annessi, i Ventimiglia, i Natoli, i Rosso e gli Oneto. Nel 1408 Giovanni Ventimiglia del castello Maniaci, Signore di Ucria e Pretore di Palermo viene anche investito del titolo di Barone del Castello di Sperlinga. Il paese, nato come borgo feudale ai piedi del castello medievale normanno, si è espanso dal 1597 in poi, quando il re Filippo II concesse a Giovanni Natoli (Gianforte o Giovanni Forti Natoli), il titolo di principe di Sperlinga, e il privilegio di potervi fabbricare terre.
Il principe Natoli fece edificare la Chiesa dedicata a S. Giovanni Battista fuori dalle cinta del Castello, i cui primi atti parrocchiali sono datati 1612 e sviluppò tutto il borgo. Il figlio Francesco Natoli Maniaci cedette nel 1658 il castello e la proprietà feudale agli Oneto, con il titolo di duchi di Sperlinga, ma i Natoli mantennero sempre il titolo di principi di Sperlinga.

Si segnalano le aree di Contrada Rossa, Cicera, Perciata, Grotta Vecchia, e all’interno del centro abitato quella del “Balzo” scavate in fila e sovrapposte con antistanti pittoresche stradine che costituiscono nel loro insieme un borgo rupestre, dove, ogni anno, il 16 agosto, si celebra la “Sagra del Tortone”. Tale manifestazione folcloristica consiste nella distribuzione e degustazione di cibi locali tipici, espressione della migliore e più genuina tradizione culinaria del luogo. Al centro della proposta alimentare riccamente imbandita il gustosissimo “Tortone”.

Nei giorni precedenti, i vari rioni del paese, ognuno rappresentato da una Dama, si sfidano in vari giochi. La dama del rione che ha ottenuto il maggior punteggio viene eletta Castellana di Sperlinga. Il 16 agosto la Castellana, insieme alle altre dei paesi Gallo-Italici, partecipa al corteo storico, composto da molti personaggi, in costume d’epoca, che sfilano lungo le vie del paese. Una giuria eleggerà la Dama dei paesi Gallo-Italici. La serata in piazza Castello è allietata da rappresentazioni di eventi storici, spettacoli pirotecnici, canti e balli.

Monumenti e luoghi di interesse:

Il Castello
Il Borgo Rupestre (ę Ruttə)
Via Valle (a Vaǫ)
Il Bosco di Sperlinga (Ǫ Boscǫ)
Contrada Capostrà, dove fu scattata una famosa foto di Robert Capa in cui un soldato statunitense ascolta le indicazioni di un contadino siciliano.

Gangi. Nel territorio di Gangi i ritrovamenti più antichi risalgono alla età del bronzo antica, nell’epoca caratterizzata dalla cultura di Castelluccio, come testimoniato da necropoli costituite da tombe a grotticella rinvenute nel sito di Serra del Vento e nelle contrade Regiovanni e Zappaiello, a circa dieci chilometri dall’attuale centro abitato. A lungo fu identificata con la leggendaria città cretese di Engyon.

Accreditati eruditi, studiosi di ieri e di oggi collocano Engio proprio dalle parti di Gangi (località di Gangivecchio o di Monte Alburchia). Alcune evidenze archeologiche appaiono confermare ciò. Un’accreditata storiografia, di lunga data, scrive della distruzione del paese avvenuta nel 1299 per opera di Federico III durante la guerra dei Vespri. Fu ricostruita su un monte vicino: il Marone. I primi documenti storiografici attestano l’esistenza di Gangi (allora ubicata nel sito originario di contrada Gangivecchio) nel XII secolo. Fu poi compresa nei possedimenti della contea di Geraci: nel 1195 Enrico VI di Svevia, che nell’anno precedente aveva sottomesso la Sicilia e ne era stato incoronato re, assegnò alla famiglia de Craon, nella persona della contessa Guerrera, le divise pertinenti alla contea, i cui confini furono definiti includendo il territorio di Gangi. Dal XIII secolo la contea di Geraci passò sotto la dominazione dei nobili Ventimiglia.
A metà del XVI secolo i censimenti e i riveli indicano un numero di circa 4 000 abitanti, un migliaio di abitazioni e altrettanti nuclei familiari. Nel 1572 circa fu fondata la compagnia dei Bianchi che accoglieva gli elementi socialmente ed economicamente più in vista della società gangitana.
Nel 1625 un esponente della famiglia Graffeo Maniaci, acquistò dai Ventimiglia il territorio di Gangi, ottenendo nel 1629 il titolo di Principe di Gangi per concessione di Filippo IV di Spagna. Il titolo rimase ai Graffeo fino al 1652, quando passò per dote matrimoniale al principe di Valguarnera, la cui casata conservò il titolo fino al XIX secolo.[11]. Nel Settecento furono fondate delle Accademie. La più nota fu quella degli Industriosi interna al mondo massonico. Fu costruita la Chiesa della Badia annessa al monastero delle benedettine su progetto di don Cataldo La Punzina arciprete della Chiesa di San Nicolò. Dal punto di vista socio-economico si comincia a diffondere l’enfiteusi riguardante anche alcune terre della chiesa.
Il 1º gennaio 1926 il prefetto Cesare Mori compì quella che probabilmente fu la sua più famosa azione, e cioè quello che viene ricordato come l’assedio di Gangi, roccaforte di numerosi gruppi criminali. Con numerosi uomini dei Carabinieri e della polizia fece rastrellare il comune casa per casa, arrestando banditi, mafiosi e latitanti vari. I metodi attuati durante quest’azione furono particolarmente duri e Mori non esitò a usare donne e bambini come ostaggi per costringere i malavitosi ad arrendersi.

Monumenti e luoghi di interesse:

– Duomo di San Nicola di Bari
La chiesa madre del paese sorge sulla piazza del paese ed è intitolata a San Nicola di Bari. Sorse nel XIV secolo, con una struttura a navata singola poi ampliata nel corso del XVI e XVII secolo con la creazione di altre due navate.
All’interno sono custodite alcune statue di Filippo Quattrocchi, oltre al Giudizio Universale di Giuseppe Salerno. La chiesa ospita anche una macabra cripta detta ‘fossa di parrini’, dove si possono vedere le mummie dei preti che hanno prestato servizio a Gangi tra il 1725 e il 1872 e di alcuni laici.

– Santuario dello Spirito Santo
Fu edificato dapprima come chiesa di Santa Caterina, inglobando un’edicola raffigurante Cristo Pantocratore (datata fra il XIII e il XIV secolo) che ne divenne il catino absidale. Nel 1576 la chiesa fu oggetto di modifiche architettoniche e intitolata allo Spirito Santo. Nel Settecento gli interni vennero ridefiniti in stile tardo barocco.

– Abbazia di Gangi Vecchio
Sorse nel 1363 come monastero benedettino di Santa Maria di Gangi Vecchio su un insediamento fortificato di epoca romana evolutosi in età tardo antica. Nel 1413 al monastero viene concesso il titolo di abbazia. Per almeno due secoli l’abbazia fu la realtà monastica benedettina più importante della Sicilia centro-settentrionale. Nel XVI secolo la struttura venne ristrutturata con una nuova facciata e furono realizzati diversi affreschi dal pittore Pietro de Bellio. Abbandonato dai monaci nel XVII secolo, diventò in epoca successiva residenza privata.

– Chiesa del Santissimo Salvatore
La chiesa sorse nel XVII secolo su un edificio intitolato a San Filippo, e fu oggetto di ristrutturazione nei secoli successivi. All’interno sono custodite alcune opere tra cui il dipinto Spasimo di Sicilia di Giuseppe Salerno, datato 1612, le statue dell’Angelo Custode (1812) e di San Filippo Apostolo (1813) opera dello scultore Filippo Quattrocchi. Gli affreschi della volta sono opera di Salvatore Lo Caro, eseguiti nel 1810.

– Chiesa di San Pietro o della Badia;
Costruita nel XIV secolo, nacque come oratorio di San Pietro a uso dei monaci benedettini e in seguito delle monache di clausura. Nel XVIII secolo, per opera dell’arciprete don Cataldo La Punzina, l’edificio fu ricostruito dalle fondamenta. Nel 1728 su proposta ed espressa richiesta delle locali benedettine fu progettata dall’arciprete La Punzina la costruzione dell’odierna chiesa della Badia (secondo una recente scoperta d’archivio di Mario Siragusa datata 2011). Alla fine degli anni venti del Settecento incominciarono i relativi lavori. Sulla volta sono presenti affreschi allegorici, raffiguranti Fede, Carità e Giustizia, realizzati da Joseph Crestadoro nel 1796.

– Chiesa della Madonna della Catena
Sorta tra il XIV e il XV secolo, prende il nome da un evento ritenuto miracoloso avvenuto a Palermo nel 1392, rappresentato in bassorilievo presente all’interno, sul piedistallo della statua in marmo dedicata alla Madonna. Nel 1647 venne ultimato il portale in pietra.

– Chiesa di San Cataldo;
Edificata nella prima metà del secolo XIV, presenta una navata centrale e due navate laterali, più piccole. Il portale presenta la data dell’ultimo rifacimento, avvenuto nel 1884. All’interno sono conservate diverse opere fra cui il Martirio dei diecimila Martiri di Giuseppe Salerno del 1618, la statua lignea di San Cataldo di Berto de Blasio, datata 1589[25] e la Madonna degli agonizzanti di Filippo Quattrocchi.

– Chiesa di San Paolo
Edificata nel XV secolo come oratorio di San Paolo, fu ristrutturata nel 1812, come documentato dalla data incisa sull’altare, assumendo l’attuale struttura a tre navate. Degno di nota è il sistema di serliane che sostiene la navata centrale.

– Chiesa di Santa Maria di Gesù
Risalente al XV secolo, è composta da una sola navata. Al suo interno si trovano alcune opere di Filippo Quattrocchi fra cui l’Annunciazione di Maria Vergine, considerata il suo capolavoro. Alla fine del Seicento si stabilì di costruire una guglia sulla sua torre campanaria, oggi non più esistente per problemi di tenuta strutturale. Nel Settecento e nel secolo successivo Gangi e le Madonie furono colpite da diversi sciami sismici in grado di minacciare la stabilità degli edifici laici e religiosi.

– Chiesa e convento dei Cappuccini
Il Convento dei Cappuccini e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli sono due strutture adiacenti, edificate tra il 1695 e il 1710, che insieme formano un unico fabbricato. La chiesa è a pianta rettangolare e contiene fregi e decorazioni lignee, opera dei frati del convento.

– Palazzo Sgadari
Palazzo Sgadari è un edificio ottocentesco appartenuto alla famiglia omonima. Ospita il Museo Civico, la Pinacoteca Gianbecchina e il Museo delle armi.

– Palazzo Bongiorno
Il palazzo venne edificato per volontà del barone Francesco Benedetto Bongiorno, a partire dai primi anni ’40 del Settecento.

– Castello di Gangi
Sorge fra la fine del XIII e i primi decenni del XIV secolo ad opera di Enrico Ventimiglia e viene completato probabilmente dal nipote Francesco I Ventimiglia, conte di Geraci e signore di Gangi. Il castello non fu dimora abituale per i Ventimiglia, che preferirono quello di Geraci e quello di Castelbuono. L’edificio, molto simile a quello di Castelbuono, appartenne alla famiglia Ventimiglia sino al 1625, anno in cui passò in possesso della famiglia Graffeo e qualche anno dopo alla famiglia Valguarnera.

– Torre dei Ventimiglia
La cosiddetta “torre dei Ventimiglia” è un’antica torre feudale in stile tardo gotico, oggi campanile della adiacente chiesa madre di San Nicolò, edificata nella prima metà del XIV secolo sotto la signoria dei Conti di Geraci. Solo tra il XVI e il XVII secolo venne inglobata dall’edificio religioso. Appartenne tra l’età medievale e quella moderna anche ai cavalieri di Malta. È stata oggi per un equivoco interpretativo definita torre “civica”. In realtà è una falsa attribuzione priva di fondamento storico. La torre si eleva su due piani, più un terzo aggiunto in epoca ottocentesca. Nel XX secolo, la torre è interessata da restauri, completati infine nel 2005. Oggi erroneamente è stata identificata e classificata come torre civica.

– Torre cilindrica
Poco distante dall’area che ospita il convento dei Cappuccini, la torre viene detta anche “saracena”. Di origine medioevale, ha le caratteristiche di una torre per il controllo del territorio. Sono ancora oggi visibili l’arco di accesso e le merlature.

– Castello di Regiovanni
L’edificio, oggi fabbricato rurale, si trova a pochi chilometri a sud del centro abitato, addossato a una cresta rocciosa, alla quale è direttamente collegato: alcuni ambienti sono scavati nella stessa struttura rupestre. La fortezza fu in epoca medioevale oggetto di diversi assedi nel contesto delle ribellioni contro gli aragonesi.

– Masseria fortificata di Bordonaro Soprano
A pochi chilometri da Regiovanni è la masseria fortificata di Bordonaro Soprano, a circa 800 metri di altitudine. La torre merlata è tuttora esistente, a differenza delle mura e degli edifici, oggi diroccati.

Riserva Naturale Orientata dei Monti Sambughetti e Campanito

La Riserva comprende un’area protetta, vasta ben 2.358,3 ettari (1,716 in zona A e 642,2 in zona B) istituita a protezione di un relitto di faggeta e dei laghetti della contrada Campanito. Essa appartiene ai Comuni di Nicosia e Cerami e ospita non solo il bellissimo bosco della Giumenta, diviso tra la faggeta posta in cima ed una grande porzione a foresta latifoglie decidua con cerro, roverella, castagno, acero, ma anche diverse zone umide – margi – luoghi cioè dove le acque che scendono giù dalle cime anche attraverso le quarzareniti permeabili, si fermano in pozze, prati inondati, piccolissime paludi di montagna, e laghetti, il più alto a oltre 1350 metri di altezza sul livello del mare. Il paesaggio è quello dei Nebrodi, con l’inusuale presenza di cime dalle forme svettanti, pinnacoli quarzarenitici che appaiono quasi piramidi naturali tra il verde cupo dei boschi. La fauna, molto ricca e diversificata, comprende uccelli acquatici anche rari come il porciglione, rapaci diurni e notturni (è stata segnalata anche l’aquila del Bonelli), mammiferi, con la volpe ed il gatto selvatico, l’istrice, la lepre ed il coniglio, rettili (biscia dal collare, vipera dell’Hugyi, testuggine palustre, colubridi ed elafidi) il rospo comune verrucoso, il discoglosso, e una miriade di invertebrati sia acquatici che terricoli o alati. L’area, quasi interamente di pertinenza del demanio dell’Universitas nicosiana mantiene ancora oggi le pratiche pascolive ed i segni di un florido passato silvo pastorale. Tra le rocce della contrada San Martino si indovina un acquedotto medievale, mentre dall’alto della cima di Rocca Campanito, raggiungibile mediante i resti di una antica scala, probabilmente di costruzione araba o addirittura bizantina, si possono vedere i grandi cerchi di pietrame che un tempo servivano per coprire i cumuli di neve che in estate avrebbero garantito la provvista di ghiaccio ai paesi della valle. Tra gli alberi c’è persino un roccione scavato a mano per ottenere una spartana ma calda abitazione, la “Grutta de’ nivarula” la grotta dei nevaioli, uomini temprati al freddo e alla fatica che salivano in montagna per effettuare la faticosissima raccolta della neve, proprio quando tutti gli altri, animali compresi, scendevano a valle. Oggi il demanio fa parte dell’Azienda Silvo Pastorale Speciale del Comune di Nicosia, dedita alla zootecnia e alla produzione lattiero casearia, e gran parte del territorio viene concesso per l’alpeggio di mandrie bovine non di rado accompagnate da cavalli sanfratellani.